Come recita il vecchio adagio, l'Epifania tutte le feste si porta via.
Evvai. Ancora poche ore e sarà tutto finito. Pensate alla sensazione di piacere che si prova al cesso, quando si finisce di evacuare uno stronzo duro come il marmo. L'homo sficatus, passate le festività, prova un equipollente senso di liberazione. Allo sficatus non piacciono le feste. Cioè, lui le amerebbe ma non può, non ha i mezzi per farlo; la gnocca scarseggia costantemente, il parentado non è dei più brillanti, la vita sociale è sempre approssimativa. Per un maschio sficatus non è raro, per esempio, trascorrere una notte di capodanno come quella che mi sono lasciato alle spalle.
31 dicembre 2008. Roberto festeggia in un locale con la sua ragazza e altri amici, tutti rigorosamente accoppiati. I Cugini di Campagna sono fuori per lavoro. L'Ingegnere è invitato non so dove e non so da chi. Dan è coi parenti. Perfino Iachino, scacciafighe di fama interplanetaria, quest'anno si è clamorosamente fidanzato e va al veglione con la sua lei. Come al solito, nulla bolle in pentola. Potrei andare coi miei a cena da amici, ma il mio status non me lo consente. Dai, non posso presentarmi la notte del 31 da solo con papà e mammà; la gente fa presto a mangiare la foglia e io devo proteggere la mia finta immagine. E così dico ai miei che non sarò con loro perchè ho già i miei bei programmi. Di conseguenza, non posso neanche restare a casa spaparanzato sul divano; se i miei vecchi al rientro mi trovano in pantofole faccio una figura di merda colossale.
Alle sei del pomeriggio Padre e Madre escono ed io rimango solo col bisogno di escogitare qualcosa. Faccio un disperato tentativo e telefono a Dan, sperando che il mio simile abbia una soluzione last minute da propormi. Il mio amicozzo si trova nella mia stessa barca: non vuole andare coi suoi e s'è inventato una storia per restare da solo. Lo so, noi sficatus a volte ci facciamo troppe paranoie, ma l'orgoglio siculo non è affatto un luogo comune.
A questo punto organizziamo una fuga dal mondo. Mi presento a casa sua alle 23 e 45 circa. Dan è in pigiama e sta guardando un film porno. Però mi accorgo che in basso a destra del teleschermo c'è il simbolo di Canale 5. Capisco quindi che non si tratta di un pornazzo ma dello speciale di capodanno con fighe a go-go condotto da Paola Perego.
E' mezzanotte. La città esplode. I gatti di Dan impazziscono. Saliamo su in terrazza a guardare i fuochi artificiali. Dopo un po' Dan va a prepararsi. Io continuo a guardare i fuochi che pittano il cielo di mille colori. E intanto penso a una persona che non ho ancora dimenticato. Chissà dove sei in questo momento. Chissà quali braccia ti stanno avvolgendo. Fanculo. Manca solo una canzone di Luigi Tenco in sottofondo e poi posso buttarmi giù dal terrazzo.
Ma non c'è tempo per deprimersi, Dan è pronto e dobbiamo fuggire. Trascorriamo così le prime ore dell'anno in giro in auto, ascoltando musica e sfottendo Iachino ("Ma tu te la faresti la zita di Iachino?" "Talè, io mi pulirei il culo con la carta vetrata, ma la zita di Iachino noooo!!!" "Muahahahah!!!").
Ma, pensandoci, i più forti siamo noi che nella sfiga ci sguazziamo. Noi non siamo come quei fighetti che piangono lacrime di coccodrillo dopo aver speso 60 euro per entrare in discoteca. E che si lamentano perchè i gamberetti mangiati al cenone non erano freschi. Tzè, noi se spendiamo ce la godiamo e basta. E i gamberetti li mangiamo anche crudi.